Antidoping, l’uso dei dati degli allenamenti è oggetto di uno studio di fattibilità: “Ci interessano i grandi cambiamenti delle prestazioni, in positivo o in negativo”
La nuova frontiera delle indagini antidoping, non solo nel ciclismo, potrebbe essere l’analisi dei dati degli allenamenti. Ormai ogni atleta, professionista e non, utilizza applicazioni che tengono conto di ogni singola seduta e i numeri da essa derivanti. Su quei numeri, l’Agenzia Internazionale dei Test Antidoping (acronimo ITA), l’organismo nato per volere del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e creata sotto la supervisione della Agenzia mondiale antidoping (WADA), vuole condurre degli esami, con l’intento di allargare il suo campo di osservazione rispetto a eventuali pratiche scorrette.
Per quel che riguarda il ciclismo, lo sviluppo di questa materia è da tempo in fase di valutazione, tanto che è in corso uno studio di fattibilità, portato avanti con la collaborazione di alcune squadre. Contestualmente, si sono alzate diverse voci critiche, fra cui quella dell’agente di corridori Alex Carera e quella del presidente dell’Associazione Corridori Professionisti Adam Hansen, che hanno sollevato diverse perplessità. Carera, in particolare, l’ha definita “una cosa stupida”.
I rappresentanti dell’Agenzia Internazionale hanno fornito alcune risposte alle perplessità di cui sopra. “Stiamo conducendo uno studio proprio per rispondere a questi dubbi – le parole provenienti dall’ITA e riportate da Road.cc – L’obiettivo è capire cosa si intende per ‘variazione normale’ nelle prestazioni dei corridori, tenendo sempre in conto che ci sono numerosi fattori incontrollabili. Ci concentriamo sui cambiamenti nel tempo, non sull’impatto delle singole sessioni di allenamento“.
Il concetto è ribadito: “Se le prestazioni di un corridore cambiano, in postivo o in negativo, ci interessa solo il cambiamento delle prestazioni in sé e non come si sia verificato quel cambiamento, perché non disporremo dei dati per spiegarne la causa, che sia un pasto in più o in meno, più sedute in palestra o la prova di nuovi metodi di allenamento. Queste cose, in genere, non influenzano le condizioni in cui un atleta gareggia”.
L’idea di fondo è quindi quella di “stabilire le variazioni tipiche delle prestazioni, nell’arco di una stagione e fra una stagione e l’altra, sia in allenamento che in gara, con l’obiettivo di capire come si manifestano queste variazioni sul lungo periodo”. In sostanza, l’attenzione sarà posta su prestazioni “non plausibili, con salti di livello non spiegabili e non in linea con il percorso di carriera”.
Segue però un’altra precisazione importante: “Se verrà fatta qualche segnalazione, l’ITA esaminerà ulteriori dati, in modo da determinare se ci possa essere una spiegazione ragionevole per quelle variazioni, come può esssere un ritiro in altura o cose simili. In nessun caso, la segnalazione relativa ai dati degli allenamenti porterà all’apertura di un’infrazione e nessuno sarà etichettato come ‘dopato’ per questo. Il fatto che un ciclista possa essere ‘segnalato’ non implica una condotta scorretta e potrebbero esserci ragioni del tutto legittime per il cambiamento delle sue prestazioni. Eventualmente, se poi sottoposto ai test, questi non darebbero risultati avversi (leggasi ‘positività’ – ndr)”.
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